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bagnoregio (VT)

La grotta del diavolo


Fra le tante indagini di carattere storico riguardanti le tradizioni, i personaggi, gli usi, i costumi, le credenze popolari dell'antica società contadina e artigianale della Tuscia Teverina, il noto ricercatore bagnorese Eletto Ramacci è riuscito a concluderne un'altra di stuzzicante interesse: quella relativa all'arcaico mito della "Grotta del diavolo", la cui secolare ubicazione ricade in un impervio calanco della  Valle di Bagnoregio, attualmente incorporato nella proprietà agricola del sig. Bernardo dei conti Mancinelli Scotti.

In questa sua nota ed a tal riguardo, Eletto Ramacci così afferma:  Per atavica memoria, tramandata sommessamente da padre in figlio al fine di non suscitare le ire degli Ecclesiastici, ogni 50 anni, dopo il primo quarto della luna nuova di ottobre, il popolo bagnorese si è sempre riunito per far festa e ricordare la comparsa del diavolo nella Valle nonché il suo esorcistico confinamento nel più profondo antro della grotta ad opera ed in virtù dei Monaci Benedettini.

Riepiloga anche antichissime memorie che risalgono al VI secolo dopo Cristo riguardanti le macabre impressioni riferite da non pochi abitanti della zona che, per motivi occasionali, di lavoro o di curiosità, ebbero ripetute occasioni di accostarsi alla cosiddetta "Grotta der diaolo": lugubri lamenti, rumori stridenti di catene, puzza di zolfo bruciato, aria ammorbata.

Proprio a quei tempi, infatti, il novello vescovo diocesano Giovanni, sentite le innumerevoli testimonianze e spronato dagli abitanti del luogo sopraffatti dal panico, decise di riferire l'ossessionante vento all'allora sommo pontefice Gregorio I Magno, il quale ordinò il trasferimento, nelle aree prospicienti la famigerata grotta, di tanti validi esorcisti benedettini che, dopo averla circondata con le celle monastiche di S. Giacomo, San Silvestro, San Valentino, Santa Cristina, San Cipriano, ed infine con la chiesa del Salvatore, riuscirono a respingere e far precipitare il demonio, secolo dopo secolo, nel più recondito abisso.

C'è in ogni caso da chiedersi quale fu il reale motivo che indusse Belzebù, principe dei demoni, a scavare con i propri artigli una interminabile galleria atta a congiungere il centro della terra, sede dell'inferno, con la superficie del pianeta. Colpa dei bagnoresi?

No di certo! La colpa, così come le tradizionali memorie del luogo rievocate da Eletto Ramacci confermano, è invece da attribuire all'ira di Belzebu nei confronti di Erode il Grande, re di Giudea, per aver quest'ultimo, da lui invasato, portato a termine la "Strage degli innocenti" senza rispettare il concertato diabolico intento di sopprimere Gesù Bambino, il Redentore.

I1 calendario vigente, istituito per volontà di papa Gregorio XIII nel 1582, in precisa corrispondenza con quello elaborato nel VI secolo dal monaco scita Dionigi il Piccolo, impone a tutti di celebrare la nascita del Messia il 25 dicembre, stabilendo peraltro che, da allora, sono trascorsi 1996 anni.

In effetti ora siamo nel 2000: i santi Vangeli di Luca e Matteo ce lo confermano.

Inoltre, prestando fede al calendario gregoriano, dovremmo ammettere che Erode è morto quattro anni prima della nascita di Gesù.

Che senso avrebbe avuto, in tal caso, la storica "strage"?

Fra le tante congetture che i bagnoresi seguitano a tramandarsi da lontanissima data, per meglio comprendere i motivi che hanno indotto il principe dei diavoli a scavarsi una così lunga grotta nella loro Valle, ce n'è una che merita il diritto di precedenza.

Ed è questa. Non appena Erode esalò l'ultimo respiro, il giorno dopo l'ultimo quarto della luna di ottobre, la sua anima ed il suo macabro aspetto precipitarono nel profondo inferno. Gli venne incontro, con gli occhi sprizzanti fiamme, il sommo Belzebu, che lo maledisse con irrepetibili insulti e diaboliche escandescenze per non aver portato a termine il concordato impegno di trucidare 1'Umano Redentore.

E dopo averlo tormentato con ogni angheria possibile, quanto mai convinto di non poter sopportare l'eterna presenza di Erode all'inferno, Belzebù decise di trasferirsi altrove:

vomitò fuoco e fiamme ed a suon di madornali unghiate prese a scavare l'interminabile galleria che guadagnò l'uscita nella famosa grotta della Valle di Bagnaregio.

Ecco perché, da tempo immemorabile, i bagnoresi hanno seguitato a festeggiare, ogni 50 anni, l'arrivo e la permanenza del diavolo nella loro Valle.

La penultima festa cinquantennale è stata celebrata nel 1896; l'ultima nel 1946, e sono in molti a ricordarla.

Fu organizzata e finanziata dal sig. Fabio Gentili, in collaborazione con i sigg. Cherubino Taborra e Francesco Pediconi, insieme a tanti altri.

Ai numerosi partecipanti vennero offerti panini imbottiti con porchetta e salsicce, castagne arrosto, vini di ogni tipo. Una bella festa, peraltro assecondata dall'allegra musica della banda comunale.

Anche Belzebù, sebbene confinato in basso per merito dei monaci benedettini, si gustò la sua sagra.

C'è infine da considerare che proprio nell'anno 1996, dopo il primo quarto della luna di ottobre in omaggio alla tradizione, nei pressi della grotta si sarebbe dovuta celebrare la cinquantenaria ricorrenza della comparsa del diavolo in territorio bagnorese.

Non è stata rispettata la consuetudine: nessuna festa.

Questo lascia supporre che la gente del posto non crede più alla presenza del demonio nella famigerata grotta.

FONTE: BiBlioteche e Società


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