|
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
Tarquinia (VT)
Roccaccia: laddove gli UFO non sono mai arrivati
A metà strada tra la città di Tarquinia e quella di Tuscania si stanzia una vasta zona di fitta vegetazione caratterizzata da alti fusti che per lo più sono dei pini. La località denominata "La Roccaccia" è la parte più interessante. E’ presso il suo boschetto che nei primi giorni di febbraio del 1997 è avvenuto un evento insolito che ha finito per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Quasi un centinaio dei suoi alberi furono trovati sradicati e divelti.
Un noto geologo della zona disse che l’unica spiegazione plausibile era da ricercare in una qualche forma di incredibile energia scesa in quel bosco e capace di abbattere tutto quello che incontrava sulla sua strada. A convalidare questa tesi c’erano pure le bruciature basse alla base dei tronchi degli alberi, tanto di quelli caduti quanto di quelli ancora in piedi. Bruciature recenti, secondo lo scienziato, proprio come recente sembrava esser stato l’abbattimento delle piante stesse.
Da lì a poco si arrivò a tirare in ballo la causa "ufo" . Insomma si cominciò a credere che, per quanto incredibile, l’unica effettiva spiegazione ad un fenomeno di quella portata poteva essere di tipo non convenzionale. Un’astronave aliena sarebbe scesa oltre misura (forse per guasti tecnici) fin sotto alle cime degli alberi abbattendone una gran quantità e carbonizzando quella parte del tronco rivolta verso la fonte di energia. Infatti, si diceva che i tronchi bruciati non fossero carbonizzati lungo tutta la circonferenza del fusto, ma solamente su di un fianco che era lo stesso per tutti gli alberi.
La devastante scena che si apriva davanti agli spettatori era spaventosa. Un’intera pineta sconvolta da un fenomeno che era entrato al suo interno, aveva colpito ed abbattuto un centinaio di piante bruciandone altrettante. Tuttavia, c’erano degli elementi che non quadravano affatto. La cosa più eclatante era che gli alberi abbattuti non erano distribuiti uniformemente ma erano piuttosto sparsi. Più precisamente, gli alberi divelti e strappati dal terreno non individuavano una zona precisa, bensì si trovavano sparsi apparentemente in maniera casuale tra altri rimasti indenni. Insomma, era come se la causa fosse scesa tra gli alberi e fosse andata a colpire un albero risparmiando i due vicini, per poi riabbattersi sul successivo e così via.
Qualcuno allora tirò in causa una pioggia di fulmini globulari che, scesa tra le piante, avrebbe colpito e bruciato alcune piante lasciando intatte altre. Ma l’evento in questione è estremamente raro e soprattutto ha delle caratteristiche precise. Esso si chiama "tornado" ed è un autentico fine mondo costituito da fortissimi venti e da una pioggia impressionante di fulmini di ogni tipo (tra cui anche quelli globulari). Ma allora, come si poteva spiegare il fatto che il manto del terreno della macchia appariva totalmente intatto ed incolume.
Nessuna bruciatura, nessuno smottamento, le foglie, le pigne e gli aghi dei pini regolarmente distribuiti sul terreno senza particolari segni tangibili del passaggio di quel mare di fuoco. Fu così che, a seguito della minuziosa indagine svolta dalla sezione CISU di Viterbo, cominciò a prendere sempre più corpo l’ipotesi convenzionale. Innanzi tutto non c’era nulla a dimostrare che bruciature ed abbattimento delle piante fossero contemporanei. Si volle andare a fondo della questione e ne uscì che le bruciature in effetti erano vecchie di anni.
Fu l’Università di Bologna a giungere a questa fondamentale conclusione. Le pigne e i rami bruciati che vennero analizzati dimostrarono formazioni di licheni recenti, il che significava che le bruciature erano vecchie di anni e non di giorni o qualche mese. E la Guardia Forestale della zona confermò che in effetti proprio a "La Roccaccia" c’era stato un incendio pochi anni prima. Un incendio di dimensioni ridotte che venne quasi subito domato ma che lasciò le sue tracce sulle basi dei tronchi rivolti verso la fiamma.
Dunque, bruciature e piante cadute erano due fenomeni distinti ed indipendenti. Ma rimaneva da spiegare la strana caduta di quasi cento piante. Il disastroso stato della pineta venne rinvenuto nei primi giorni di febbraio ma in realtà nessuno sa quale sia l’esatta data dell’evento. Poiché il geologo, autore della scoperta, disse di aver visto la macchia incolume per l’ultima volta sotto le festività natalizie, rimane da pensare che l’abbattimento degli alberi deve essere avvenuto in un periodo compreso tra il 25 di dicembre ed i primi di febbraio.
Cosa poteva essere accaduto in quell’arco di tempo? Proprio a cavallo di fine anno ci fu un’abbondante nevicata accompagnata da fortissimi venti provenienti da nord. Fu una vera e propria calamità per tutta la nostra provincia. E, guarda caso, la città di Tarquinia fu una delle zone più colpite, con quasi 50 cm. di neve caduta. Così ecco che si veniva chiarendo il fenomeno: quasi mezzo metro di neve che si poggia sui rami degli alberi e fortissimi venti da nord a mettere a dura prova la resistenza delle piante.
Piante che, a quanto disse la Guardia Forestale, erano vecchie e in parte malate, oltre a possedere delle radici che hanno la peculiarità di svilupparsi molto in superficie, non facendo esattamente una presa forte al terreno. Inoltre c’era un’altra cosa che dava ulteriore credito a questa ipotesi: a cadere al suolo erano stati prevalentemente alberi situati in punti di dislivello, quando non addirittura in forte pendenza rispetto al terreno. Alberi vecchi, malandati, con radici superficiali, carichi di neve e sollecitati da fortissimi venti che, per la cronaca, fecero un’autentica strage di alberi per tutta la provincia.
Ad oggi, esistono ancora due frange opposte che la pensano in maniera differente. C’è ancora chi crede alla causa non convenzionale (ma in tal caso l’unica sarebbe parlare di Ufo) e c’è chi ritiene esauriente la spiegazione convenzionale estrapolata dall’indagine del CISU.
|
|
|
Torna a: Indagini
Invia ad un amico
Stampa
Condividi
|
|
 |
|
|
|
|